A un romanista può capitare di trovarsi casualmente e non come ricercatore in una zona che presenta un interesse particolare dal punto di vista linguistico. E allora, anche quando non si è specialisti della situazione linguistica di quella zona, il romanista in noi si fa sentire, vorrebbe subito andare in cerca d’informazioni e approfittare dell’occasione per parlare con la gente del luogo ed eventualmente fare una piccola inchiesta.1 Ma attenzione: Ci sono gli specialisti della materia che da anni si sono dedicati allo studio della zona, e che hanno documentato con dovizia di materiali sia la relativa varietà linguistica nelle sue strutture grammaticali e lessicali sia la situazione (socio-)linguistica. Per un lavoro tale la presenza casuale di pochi giorni non può essere sufficiente per una ricerca approfondita2: ci si comporterebbe come dilettanti e rischierebbe di commettere errori grossolani.

Mi sono trovato recentemente (luglio 2011) nella situazione descritta, quando ero con un gruppo di amici in Val Maira (com. Stroppo, borgata Morinesio (cf. Fig. 1), a circa 1500 m d’altitudine) per fare musica da camera e preparare due concerti nelle chiese del comune, Santa Maria di Morinesio e San Peyre. Non starò qui a fare gli elogi (meritati) della bellezza naturale di questa valle, di un turismo ponderato, che risparmia alla valle le conseguenze negative del turismo di massa, della gentilezza della gente e dell’alta qualità della gastronomia. Parliamo piuttosto degli aspetti linguistici.

 - Portrait


Gerhard Ernst, Prof. em. Dr., geb. 1937. Studium der Romanistik und der Klassischen Philologie in Erlangen und Rom. 1966–74 Assistent am Seminar für Romanische Philologie an der Universität Erlangen-Nürnberg, ab 1976 bis zur Emeritierung 2002 Professor für romanische Sprachwissenschaft an der Universität Regensburg.
Herr Kattenbusch war an meinem Lehrstuhl (am Institut für Romanistik der Universität Regensburg) vom 1.11.1980 bis 31.12.1988 Wissenschaftlicher Assistent (bzw. in anderer Terminologie ‚Akademischer Rat auf Zeit‘).

Fig. 1: Morinesio/Mourines (CN)

Morinesio

Val Maira, insieme alle altre valli occitane della provincia di Cuneo, costituisce l’estrema parte orientale dell’Occitania. Essa non è rimasta sconosciuta ai linguisti: Grassi (1958) consacrò alla Val Maira le pagine 93–108 del suo studio classico sulle parlate provenzali e francoprovenzali delle valli cisalpine; i relativi rilievi furono fatti nel 1954 nei comuni di Elva, Stroppo, Celle di Macra, San Damiano Macra (capoluogo e frazione di Paglieres). Per la sua ricerca Grassi poteva inoltre basarsi su Biondelli (1853) (Parabola del Figliuol Prodigo, raccolta in una frazione di Acceglio ed a Elva) e sull’ inchiesta dell’ALI (del 1936), in cui la Val Maira è rappresentata dal punto 72 (Villaro, frazione di Acceglio). L’AIS non ha nessun punto in Val Maira3; lo stesso vale per VIVALDI4. L’ALEPO invece contiene i punti 620 Cartignano nella parte inferiore e 610 Canosio nella parte superiore (o meglio: in una valle laterale) della valle.

Tra gli studi più recenti sulle valli occitane bisogna rilevare le ricerche di carattere prevalentemente sociolinguistico di Allasino et al. (2007) in cui si cita tra l’altro una tesi di laurea su Cartignano (p. 2, n. 7) che non ho potuto consultare. L’inchiesta fu realizzata negli anni 2005/2006; punti d’inchiesta che riguardano Val Maira sono Acceglio, Canosio, Roccabruna e – con certe riserve (v. sotto) – Dronero e Villar San Costanzo.

Dal punto di vista amministrativo la Val Maira fa parte della provincia di Cuneo e costituisce con la vicina Val Grana5 la Comunità Montana Valli Grana e Maira. Val Maira stessa è costituita da 14 comuni con 22.006 abitanti. Tolti i 18.914 abitanti dei grandi comuni situati all’ingresso della valle e in pianura (Dronero, Villar San Costanzo e Busca) rimangono ancora 3.092 abitanti per la valle vera e propria.6 Per poter dare risposte soddisfacenti alle domande del tipo ‘quanti di loro hanno l’occitano come prima lingua o madrelingua, quanti hanno appreso l’occitano più tardi, quanti hanno conoscenze passive’ ecc. il mio soggiorno è stato troppo breve. Allasino et al. 2007 risponde a queste domande solo per alcuni comuni scelti (di cui nessuna è situata in Val Maira) e per l’‘area occitanica’ nel suo insieme.7

Da osservatore casuale durante i dieci giorni (pieni di altre attività) fui però colpito da tre fenomeni relativamente recenti, che meritano di essere portati alla conoscenza di un pubblico di romanisti.

Chi percorre in macchina la Strada provinciale 422 del fondovalle o chi fa una passeggiata lungo uno dei percorsi alpini, scopre all’entrata dei comuni e delle borgate cartelloni come quello che si vede in Fig. 2:8

Fig. 2: Obacco/L’Ubac (CN)

Obacco

Non si tratta di un semplice cartellone bilingue, perché troviamo oltre al nome ufficiale italiano Obacco e quello occitano L’Ubac altre informazioni: l’indicazione dell’altitudine s.l.m., l’etimologia del toponimo, curiosità d’interesse naturale, architettonico, artistico, turistico, il responsabile (la Comunità Montana) e la base del finanziamento (la legge 482 del 1999). Il toponimo è dato di solito nella “grafia classica”, che è quella alibertina del 1935, come viene spiegato in nota. Questa scelta non va da sé: essa costituisce una opzione per una – relativa – unitarietà dell’occitano, almeno nella grafia, di fronte alla grafia provenzale di tipo mistraliano, che dal punto di vista geografico e del tipo di dialetto sarebbe stata più vicina. Grafie di quest’ultimo tipo sembrano però avere una certa tradizione per alcune borgate; in questi casi vengono date le due grafie: quella “classica”, ‘panoccitana’ e quella “locale”, sia di carattere del tutto particolare (“personale”) sia nella varietà propugnata dalla Escolo dòu Po (cf. Fig. 3).

Differenze grafiche di questo tipo esistono nei casi seguenti: Lou Serre (grafia locale)/Lo Serre (grafia classica) e casi simili con l’articolo, Lou Preit/Lo Praet.

Il nome ufficiale italiano corrisponde di solito a quello occitano nel senso (e spesso etimologicamente): Colombero /Colombièr, Corte/La Cort ecc.

Una trasposizione solo fonetica dell’origine di Obacco/L’Ubac (cf. Fig. 2): una trasposizione che tiene conto del senso (anche etimologicamente) sarebbe Opaco. Anche per Garzino Inferiore/Lou (Lo) Guercin Sotan (cf. Fig. 4) troviamo nella prima parte una trasposizione solo fonetica, nella seconda la traduzione italiana del termine occitano.

Fig. 3: Paiàs/Palhás (CN)

Paiàs

Per il toponimo occitano Solelha Buou (cf. Fig. 5) il commento etimologico accenna dubitativamente (“potrebbe richiamare …”) a toponimi provenzali del tipo Beau Soleil, beu solelh. Ma per la creazione del toponimo italiano Soleglio Bue si è pensato ovviamente a una etimologia diversa. E il Dizionario Italiano-occitano/occitano-italiano, pubblicato dalla stessa Associazione Espaci Occitan (Lamuela/Pellerino 2008) sembra dar ragione a quest’ultima interpretazione: occ. buou/it. bue, ma it. bello/okz. bel. Solelha Buou sarebbe allora il “posto dove i buoi stanno al sole”.9 Il controllo sui dati geografici conferma questa interpretazione: “La Borgata Soleglio Bue è ai piedi di un pascolo esposto a sud, quindi molto soleggiato e dove ancora oggi i margari portano le vacche ad alpeggiare” (informazione R. Colombero).

Eccezionalmente una borgata ha due nomi completamente diversi in italiano e in occitano; così nel caso di Gauteri/La Ruaa Gròssa.

Quanto ai nomi delle strade un’iniziativa interessante – e forse unica in Italia – fu realizzata nel comune di Roccabruna: un completo ribattezzamento – bilingue – della rete stradale, nell’intenzione di promuovere la conoscenza della cultura e delle tradizioni occitane. Così furono costituiti quartieri odonomastici a temi: regioni d’Occitania (p. es. Strada Linguadoca – Chamin Lengadòc), trovatori (p. es. Piazzale dei Trovatori – Plan di Trobadors; Strada Beatrice di Die – Chamin Beatriz de Dia), storia dell’Occitania (p. es. Strada dei Catari – Chamin di Càtars), personaggi dell’arte e della scienza (p. es. Strada Hans Clemer – Chamin Magistre d’Elva), poeti, musica, musicisti (p. es. Stradina Renato Nelli – Quintana Renat Nelli; Stradina “Se Canta” – Quintana “Se Chanta”).

Fig. 4: Garzino Inferiore/Lou (Lo) Guercin Sotan (CN)

Garzino Inferiore

Sulla conoscenza e sulla pratica attiva della lingua occitana in Val Maira non oserei dare un giudizio: è difficile sentir parlare occitano nelle strade e per quanto riguarda le opinioni circa la lingua e l’antagonismo delle lingue, un visitatore in pochi giorni è soggetto alle proprie esperienze che saranno in gran parte casuali come la sua presenza sul luogo. Per questi aspetti rimando ancora una volta ad Allasino et al. 2007, che ci informa che il 40 per cento dei parlanti dell’area occitana nell’intero Piemonte occidentale dichiara di avere l’occitano come madrelingua o come una delle due madrelingue (v. nota 8). Questa cifra, però, significa anche che il 60 per cento ha una madrelingua diversa (piem. 40,2 per cento, ital. 15,3 per cento). Grazie all’insegnamento scolastico dell’italiano (e in italiano) non esistono però problemi di comunicazione e non ci sono restrizioni nell’uso. Cito ancora Roberto Colombero, che mi dice: “Qui da noi l’italiano non è mai stato considerato come una lingua imposta.”

In un certo qual modo esiste però anche il desiderio di imparare la lingua tradizionale del posto. L’occitano non costituisce in nessun modo una materia obbligatoria a scuola. Tanto più sono importanti certe attività intraprese da organizzazioni culturali, dai comuni, dalle comunità montane. In questo ambito hanno un ruolo considerevole le iniziative dell’Espaci Occitan (con la sede a Dronero), Associazione di Enti pubblici, che si propone la promozione linguistica, culturale e turistica delle valli occitane attraverso il suo Istituto di Studi occitani (con relativa biblioteca), il museo Sòn de lenga, lo Sportello Linguistico e la Bottega Occitana.10 I suoi corsi di cultura e lingua occitana, iniziati dal 1998/99 come corsi in presenza, dal 2004 come corsi virtuali (svolti, cioè, in modalità online) si svolgono su tre livelli consecutivi (+ un corso junior per ragazzi sotto i 14 anni). Essi sono seguiti – mi spiega Rosella Pellerino, direttrice dei corsi e autrice del materiale didattico – non tanto per assolute necessità di comunicazione, ma per motivi legati alla tradizione e alla cultura della zona: Un primo gruppo degli studenti consiste di locutori attivi che però non sanno scrivere in occitano; un secondo gruppo è costituito da persone con una conoscenza passiva dell’occitano, che però per vari motivi – come p. es. un espatrio temporario – hanno perduto il contatto con le valli occitane e desiderano riallacciarsi alle proprie radici. Un terzo gruppo, infine, cominicia ex ovo, seguendo i corsi per interesse culturale, un interesse culturale destato in questi ultimi anni tra l’altro da vari gruppi musicali che cantano in occitano.11

Fig. 5: Soleglio Bue/Solelha Buou (CN)

Soleglio Bue

Resta il problema della varietà da insegnare: Le differenze linguistiche possono essere considerevoli da una località all’altra. E ciò non vale solo per località separate dalla montagna, ma anche per comuni che si susseguono lungo la strada principale di una valle: Rosella Pellerino mi fa l’esempio di Prazzo e Stroppo, situate lungo la SP 422 a una distanza di pochi chilometri. In questa situazione la soluzione data sulla pagina web di Espaci Occitan mi sembra ragionevole: “L’occitano alpino impiegato dai materiali dei corsi sarà quello meridionale (valli del cuneese) ma ciascuno potrà partecipare con la propria varietà” – una posizione piuttosto ‘liberale’ e lontana da una normalizzazione forzata.12

Cartelloni toponomastici che danno il nome di una località non solo in due lingue ma anche in diverse grafie, creazione di una odonomastica completamente nuova in due lingue, legata alla tradizione culturale occitana, corsi di lingua (e cultura) che lasciano spazio a diverse varietà diatopiche – c’è qualcosa di comune tra questi fenomeni, una tendenza generale nell’atteggiamento dei parlanti di fronte a problemi del contatto linguistico? Sarà un’impressione soggettiva, ma ho notato presso le persone con cui ho parlato l’assoluta mancanza dello spirito di antagonismo (per una lingua a scapito di un’altra, per una norma imposta di fronte al gran numero di varietà locali) e nello stesso tempo la cura delle tradizioni e dei valori culturali (legati soprattutto ma non esclusivamente alla lingua), la premura di conservare ed eventualmente di far ritrovare alla gente delle valli la propria identità di gruppo insieme alla coscienza di appartenere a un insieme linguistico e culturale più grande, l’Occitania.

Note

1 Per questa situazione particolare cf. Kattenbusch 1987, 321.

2 Per la necessaria familiarità con la gente del luogo cf. p. es. Eschmann 1979, 45.

3 Punti dell’AIS situati nella zona occitofona si trovano nella Valle del Po, nell’Alta Valle di Susa e in Val Stura.

4 C’è però Pontebernardo (identico con il punto 170 dell’AIS) nella vicina Alta Valle di Stura.

5 L’unione delle due valli in un’unica Comunità Montana data del 2010.

6 Per questi dati v. Statistiche demografiche ISTAT del 31 dicembre 2010.

7 Allasino et al. 2007, 42, tab. 2.10 e 2.22: Su un campione di 288 parlanti nell’area occitana: lingua materna patois 30,6 per cento, piemontese + x 2,7 per cento, italiano + x 5,0 per cento, francese + x 1,4 per cento. In queste tabelle x significa ‘lingua locale’, cioè una varietà di occitano.

8 Ringrazio Roberto Colombero sindaco di Canosio e presidente della CM Valli Grana e Maira che mi ha messo a disposizione 16 cartelloni di questo tipo, tutti del comune di Canosio. Secondo lui tali cartelloni esistono per ca. 90–95 per cento delle borgate della Comunità montana.

9 Cf. Astor 2002, 683, che menziona SOLEIL-BŒUF et Solelha-biòu comme “lieux-dits de Barcelonnette (Alpes-de-Haute-Provence) et de Briançon (Hautes Alpes)”.

10 Cf. http://www.espaci-occitan.org.

11 Cf. per la Francia il fascicolo tematico di Lengas 67 (2010).

12 Per l’alternativa ‘normalizzazione unitaria’ vs.‘considerazione della pluralità di varietà diatopiche’ cf. la Introduccion di Xavier Lamuela a Comission internacionala ... (2008): “avem organizat la gramàtica e lo diccionari, presentats coma una caracterizacion de la varietat propausaa en laissant de plaça, sus ben de ponchs, a de solucions alternativas” (2). Per la grafia, invece, vale il principio dell’unitarietà: “en emplegant sempre la mesma grafia, assegurem una soleta forma gràfica per lhi divèrsi dialèctes e per lhi tèxtes de totas las èpocas. L’ortografia comuna es la manifestacion visibla e pràctica de l’unitat e de l’autonomia d’una lenga” (3). Non è qui il luogo per discutere in che misura questi principi sono realizzati nel lavoro stesso.

Bibliografia

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Allasino, Enrico/Ferrier, Consuelo/Scamuzzi, Sergio/Telmon, Tullio (2007): Le lingue del Piemonte (Quaderni di Ricerca 113), Torino.

Astor, Jacques (2002): Dictionnaire des noms de familles et noms de lieux du Midi de la France, Millau.

Biondelli, Bernardino (1853): Saggio sui dialetti gallo-italici, Milano (rist. Bologna 1970).

Comission internacionala per la normalizacion linguística de l’occitan alpin (2008): Nòrmas ortogràficas, chausias morfològicas e vocabulari de l’occitan alpin oriental, Coni/Cuneo.

Eschmann, Jürgen (1979): Zur Lage des Provenzalischen. Eine Untersuchung im Département Vaucluse, in: Gerhard Ernst/Arnulf Stefenelli (ed.), Sprache und Mensch in der Romania. Heinrich Kuen zum 80. Geburtstag, Wiesbaden, 44–60.

Grassi, Corrado (1958): Correnti e contrasti di lingua e cultura nelle Valli cisalpine di parlata provenzale e franco-provenzale. Parte I. Le Valli del Cuneese e del Saluzzese, Torino.

Kattenbusch, Dieter (1987) : Une micro-enquête sociolinguistique en Languedoc: Le cas de Saint-Guilhem-le-Désert (Hérault), in: Peter T. Ricketts (ed.), Actes du premier congrès international de l’Association internationale d’Études Occitanes, London, 321–330.

Lamuela, Xavier/Pellerino, Rosella (2008): Dizionario italiano–occitano, occitano–italiano, Cuneo.

Lengas 67 (2010): Chanson occitane et chansons en occitan dans la seconde moitié du vingtième siècle.

VIVALDI = Vivaio Acustico delle Lingue e dei Dialetti d'Italia – Akustischer Sprachatlas Italiens nach Regionen 1: Sicilia, 2: Sardegna, 3: Liguria, 4: Valle d'Aosta, 5: Umbria, 6: Trentino-Südtirol, 7: Molise, 8: Piemonte, [9: Toscana], [10: Puglia]. Berlin : Humboldt-Universität (http://www2.hu-berlin.de/vivaldi).